San Giovanni G., l’organo della Matrice ritorna al suo antico splendore

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Si è svolta, sabato 29 Aprile 2023,  in un clima di grande partecipazione l’inaugurazione dell’organo a canne della Chiesa Madre di San Giovanni Gemini in seguito a un restauro durato alcuni anni. L’evento, al quale hanno partecipato le Autorità civili e militari di San Giovanni Gemini e Cammarata, è stato organizzato dal parroco della Chiesa Madre don Gianluca Arcuri e ha visto un primo momento dedicato agli interventi dei relatori e un concerto finale di musiche sacre preceduto dal rito della benedizione. Il Direttore dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Agrigento Don Giuseppe Pontillo ha sottolineato come la cultura sia uno degli elementi fondamentali per crescere insieme e per vivere la propria fede, ma ha anche ricordato come si sia arrivati al restauro dell’organo, voce della comunità che accompagnerà le celebrazione liturgiche,grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa Cattolica, il contributo della Regione Siciliana Assessorato ai Beni Culturali e un piccolo contributo della parrocchia sangiovannese. Don Giuseppe ha ringraziato per la collaborazione l’Ufficio Beni Culturali nelle figure del Sovrintendente Vincenzo Rinaldi e della dottoressa Mangiapane, entrambi presenti. Il Dottor Rinaldi è intervenuto a sua volta per ringraziare della collaborazione l’Ufficio Beni Culturali della Curia agrigentina che sta portando al recupero di numerosi beni artistici di grande valore, tra cui l’organo stesso. Il Maestro Organaro Giuliano Colletti, che ha restaurato fattivamente l’organo, lo ha descritto come uno strumento di fine Settecento, di costruttore anonimo, dotato di 368 canne distribuite su quattro registri, le cui parti, pur deteriorate dal tempo, sono state riportate a nuova vita senza ulteriori aggiunte. La restauratrice Ivana Mancino, che già aveva recuperato la bellezza della statua dell’Immacolata e dell’Urna del Cristo morto sempre della Chiesa Madre di San Giovanni Gemini, ha raccontato come abbia riportato a nuovo splendore la struttura lignea dell’organo, gravemente compromessa e deteriorata, grazie a un lavoro lungo e minuzioso che ha permesso di ritrovare anche l’originaria bicromia verde dello strumento.

L’intervento conclusivo è stato quello dell’ex Arciprete della Comunità ecclesiale sangiovannese Don Luca Restivo che è stato il promotore del restauro, di cui ha voluto ripercorrere le tappe ringraziando tutti coloro i quali lo avevano coadiuvato in quella che ha definito una sfida, vista la condizione di degrado iniziale in cui versava l’organo. Don Luca ha nominato le tante maestranze e i professionisti che hanno contribuito a ricostruire e mettere in sicurezza anche il sito in cui è inserito lo strumento, offrendo spontaneamente il loro lavoro, come Calogero Incannella e Nazareno Miceli collaboratori a 360 gradi, il falegname Salvatore Nocera che ha ricostruito tutte le parti in legno, Paolo Capitano fondamentale nei lavori di muratura e che con Giuseppe Carta ha aiutato a smontare tutto, i sacristi Pino e Rosalia che hanno ripulito la polvere che aveva invaso la chiesa, l’ingegnere Lo Bue che ha progettato il soppalco, il gessista Pino Militello che ha ripreso l’arco, Salvatore Mangiapane e Piero Cordaro che si sono impegnati nel realizzare tutto ciò che riguarda l’impianto elettrico, l’imbianchino Nino Lo Bue che ha ripreso i fregi dell’arco e la ditta Longo che si è occupata anche  del soppalco. Finalmente il suono dell’organo è riecheggiato in chiesa grazie al Maestro Organista della Cattedrale di Cefalù Diego Cannizzaro che in un primo momento ha proposto degli assoli di musica sacra, iniziando con una cosiddetta “battaglia”, il primo brano che veniva proposto dagli organisti italiani e spagnoli dopo il silenzio della settimana santa come simbolo della vittoria della vita sulla morte, in questo caso eseguito come segno della ripresa della sonorità dello strumento dopo il silenzio del restauro. Il concerto apertosi con la “battaglia” composta nella seconda metà del Seicento da Bernardo Storace, organista del Duomo di Messina, si è concluso con una sonata seicentesca di Franceschini eseguita dal Maestro Cannizzaro accompagnato dalle trombe barocche suonate dai giovani talenti locali Giovanni Pio Lupo e Carmelo Maita.

Irene Catarella

 

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