37° anniversario: l’eredità incorrotta del giudice Saetta e di suo figlio Stefano

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Il 25 settembre 2025 segna il trentasettesimo anniversario di un giorno che ha inciso una ferita profonda nella storia della nostra Repubblica e del nostro territorio: la barbara uccisione del Giudice Antonino Saetta e del figlio Stefano, trucidati dalla mano mafiosa il 25 settembre 1988 lungo la statale Agrigento-Caltanissetta. Un agguato vigliacco che mirava a colpire non solo un uomo, ma la sovranità stessa dello Stato.

La giornata odierna è stata un solenne e necessario momento di memoria e impegno, scandito da gesti che rinnovano il patto di fedeltà ai valori per cui hanno sacrificato la vita. Alle 09:30, la comunità e le autorità civili e militari si sono raccolti  in un omaggio al Cimitero Comunale di Canicattì, presso la Tomba del Giudice Saetta e di suo figlio Stefano e alla Cappella Livatino-Corbo, luoghi che custodiscono il ricordo di chi ha pagato con il sangue la propria dedizione alla giustizia.
A seguire, la Celebrazione Eucaristica nella Chiesa di San Diego, presieduta dal parroco don Salvatore Casà e dal clero cittadino; un momento di preghiera e raccoglimento per onorare la memoria dei due uomini. Alle 11:30, infine, la presenza delle massime autorità civili e militari del territorio di Agrigento e di Caltanisetta ha confermato l’unità dello Stato nel ricordo, con l’omaggio floreale alla stele Saetta eretta in contrada Giulfo, sul luogo dell’eccidio.

Il sacrificio del Giudice Saetta e di suo figlio Stefano ci impone una riflessione sul valore imprescindibile del commemorare i servitori dello Stato caduti per mano mafiosa. Ogni commemorazione è linfa che alimenta, rigenera e rafforza  la nostra coscienza civica. Ricordare è un atto di giustizia morale, perché nega alla mafia il potere di rimuovere dalla memoria collettiva il peso delle proprie atrocità; ma ancora è una lezione per i più giovani per accompagnarli nella comprensione che la libertà e la legalità sono conquiste pagate anche col sangue dei servitori dello Stato mai arresi e che la cultura mafiosa si alimenta con l’indifferenza di tanti.

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Chi era Antonino Saetta: leggi qui (Tratto dalla pubblicazione del Consiglio

Superiore della Magistratura “Nel loro segno”)