Cantiere Comunità: ad Agrigento la sfida della responsabilità collettiva per il reinserimento sociale

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Tra le mura cariche di storia della Sala Zeus del Museo Archeologico Pietro Griffo, il 26 marzo ha preso vita il confronto Cantiere Comunità: la responsabilità collettiva del reinserimento, un appuntamento che si è trasformato in un laboratorio di idee per riflettere sul senso più profondo della pena e del riscatto. L’evento è andato ben oltre il semplice momento formale, confermandosi come il punto di sintesi di un percorso corale che vede l’inclusione sociale non come un’utopia burocratica, ma come un impegno condiviso che chiama in causa l’intera città. Al centro del dibattito, moderato con dinamismo da Piera Lo Leggio, sono emersi con forza i risultati del progetto RI-Uscire, coordinato dall’istituto I.So.R.S. sotto la guida di Joseph Zambito. Questa iniziativa ha dimostrato come la sinergia tra sistema penitenziario, enti pubblici, terzo settore e mondo produttivo possa generare percorsi concreti di autonomia e dignità, trasformando il tempo della sanzione in un investimento sulla sicurezza di tutti attraverso l’abbattimento della recidiva. Le autorità presenti, dal Prefetto Salvatore Caccamo al Sindaco Francesco Micciché, passando per il Presidente del Tribunale di Palermo Giuseppe Melisenda Giambertoni e il Vescovo Alessandro Damiano, hanno tracciato un perimetro d’azione comune dove il rispetto per le istituzioni si fonde con l’umanità del percorso rieducativo. Particolarmente incisive sono state le parole dei direttori Stefano Papa e Anna Puci, i quali hanno ribadito che il carcere e l’esecuzione penale esterna devono smettere di essere mondi isolati per diventare luoghi di reale cambiamento e ponti verso la società libera. Il rigore dei dati e delle procedure ha lasciato spazio a una profonda commozione quando le voci degli attori Ignazio Marchese e Alessia Di Santo hanno dato corpo e fiato alle narrazioni dei detenuti, portando in sala le speranze e le fragilità di chi cerca una seconda possibilità. Il confronto è poi proseguito con una tavola rotonda curata da Adalberto Catanzaro, dove il focus si è spostato sulle buone pratiche e sul ruolo cruciale delle imprese e delle realtà locali, come dimostrato dagli interventi di Nadia Lodato e dei numerosi partner della rete, dall’ASP al Comune fino alle diverse cooperative coinvolte. Ne è emerso il ritratto di una comunità che non vuole limitarsi a osservare da lontano, ma che intende farsi baricentro del reinserimento lavorativo. L’evento si è concluso con la consapevolezza che il modello RI-Uscire sia una pratica stabile e replicabile, capace di dettare una nuova linea guida per le politiche di giustizia, rendendo Agrigento un esempio di integrazione e civiltà per l’intero territorio nazionale.

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