«Ecclesiam dilexi»: il centenario di Mons. Luigi Bommarito, pastore paterno e lungimirante

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Mons. Luigi Bommarito (Archivio "L'Amico del Popolo"

Il 1° giugno 2026, ricorrendo il centenario della nascita e il 50° anniversario di consacrazione episcopale di  Mons. Luigi Bommarito, la Chiesa Agrigentina si unisce in una sola lode alle Chiese sorelle: a quella di Monreale, che gli ha dato i natali e lo ha consacrato nel ministero episcopale per donarlo ad Agrigento, e a quella di Catania, che ha avuto la grazia di godere del suo ministero arcivescovile per ben 14 anni (dal 1988 al 2002, anno in cui è divenuto emerito).Una Santa Messa sarà celebrata, alle ore 11, nella Chiesa Madre di Terrasini, presieduta da mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania, con lui concelebreranno l’arcivescovo emerito di Catania, mons. Salvatore Gristina, mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento, mons. Gualtiero Isacchi, arcivescovo di Monreale, mons. Domenico Mogavero, Vescovo emerito di Mazara del Vallo e le rappresentanze del clero delle tre diocesi.
Mons. Bommarito è stato alla guida della nostra diocesi per 12 anni: 4 anni da Vescovo Ausiliare (1976-1980) di Mons. Giuseppe Petralia (anch’egli originario della diocesi di Monreale, di cui Luigi era stato alunno ai tempi del rettorato) e 8 anni da Vescovo Diocesano (1980-1988), fino a quando è stato traslato alla sede di Catania, dove si è insediato il 14 settembre 1988. Il suo ricordo nella diocesi di Agrigento è rimasto indelebile in quanti lo hanno conosciuto, amato e stimato. In questa celebrazione vogliamo innalzare al Datore di ogni bene un inno di lode e ringraziamento per il dono di questo grande e zelante apostolo del Vangelo. Egli ha saputo traghettare la nostra Chiesa diocesana nella turbolenta fase del post-Concilio, guidandola alla riscoperta del suo essere nel mondo moderno, coniugando mirabilmente tradizione e innovazione in un nuovo slancio missionario.
Mons. Luigi Bommarito nacque a Terrasini, in provincia di Palermo (Arcidiocesi di Monreale), il 1° giugno 1926, in un’agiata famiglia locale. Da bambino fu colpito da una grave malattia che lo ridusse in fin di vita; la madre lo portò in chiesa, lo pose sull’altare e lo affidò al Signore. Il piccolo guarì e crebbe in salute.  Durante gli studi liceali conobbe il giovane Emanuele Catarinicchia: insieme maturarono la vocazione al sacerdozio e insieme ricevettero l’ordinazione presbiterale il 2 aprile 1949. Il legame tra i due rimase così forte che Luigi seguì l’amico Emanuele nel ministero episcopale appena due anni dopo di lui. Nel frattempo, Luigi aveva conseguito la laurea in Giurisprudenza e in Filosofia presso l’Università degli Studi di Palermo. Nella diocesi di Monreale ricoprì diversi e importanti incarichi, fino a quando, il 18 marzo 1976, fu eletto Vescovo titolare di Vannida e Ausiliare di Agrigento, scegliendo come motto episcopale “In te confidimus”. Affidò subito il suo ministero a San Giuseppe, dicendo con la sua tipica e arguta ironia: “Egli è stato un buon marito e un buon padre. Io ‘Bommarito’ ci sono, devo sforzarmi di essere un buon padre”. Ricordava spesso anche le parole che Mons. Giovanni Battista Peruzzo, storico Arcivescovo di Agrigento, gli aveva rivolto profeticamente incontrandolo da seminarista: “Quando sarai vescovo, ricordati che un vescovo deve essere paterno e benevolo”. E tale Mons. Bommarito lo è stato fino all’ultimo istante della sua vita.
Subito dopo l’elezione, prima ancora del suo insediamento ufficiale ad Agrigento, incontrò in Seminario due giovani sacerdoti che aveva conosciuto come alunni alla Facoltà Teologica di Palermo: Don Melchiorre Vutera e Don Gino (Vincenzo) Faragone. Intravedendone il potenziale, decise immediatamente di inviarli a Roma a perfezionare gli studi: Vutera in Diritto Canonico e Faragone in Sacra Scrittura. Una volta insediatosi come Vicario Generale, iniziò a percorrere la diocesi in lungo e in largo. Con i suoi modi accattivanti, lo sguardo magnetico e la gestualità coinvolgente, cominciò a suscitare in tantissimi giovani il fascino della chiamata al sacerdozio. Il Seminario tornò a riempirsi. Per soutenir i seminaristi non esitò a donare alla diocesi un appartamento a Palermo che aveva ereditato, affinché vi abitassero i giovani che frequentavano la Facoltà Teologica. Successivamente, visto il numero crescente di vocazioni, maturò la lungimirante idea di riaprire la scuola di teologia direttamente all’interno del Seminario di Agrigento, evitando ai ragazzi i continui spostamenti verso il capoluogo. L’opera più complessa e significativa di quegli anni fu, tuttavia, affiancare il Vescovo Petralia nel guidare la diocesi attraverso i mutamenti del Concilio Vaticano II. Quelli erano anche gli anni della cosiddetta “febbre del ’68”, che aveva portato tensioni e contestazioni persino all’interno del clero, spingendo alcuni sacerdoti a interrompere la comunione ecclesiale. Mons. Bommarito cercò subito il dialogo, instaurando con loro un rapporto umano e paterno; nel giro di qualche anno, quasi tutti furono reintegrati e, grazie alla loro solida preparazione, ricoprirono ruoli chiave nella vita diocesana.
Quattro anni dopo, Mons. Giuseppe Petralia lasciò la diocesi per raggiunti limiti di età. Mons. Bommarito, che era stato nominato con diritto di successione, prese possesso della cattedra agrigentina come Vescovo titolare il 2 giugno 1980. Per l’occasione scelse un nuovo e significativo motto episcopale: “Ecclesiam dilexi” (“Ho amato la Chiesa”). Ha amato Agrigento con tutto se stesso, ripetendo spesso: “Il primo amore non si dimentica mai”. Un concetto che ribadì persino nel suo discorso di insediamento a Catania, dove, sfoderando il consueto umorismo, concluse: “…e di questo, un Bommarito se ne intende!”. Durante il suo episcopato agrigentino promosse innumerevoli iniziative pastorali. Rimangono memorabili l’istituzione della Giornata dei Ministranti (il 25 aprile) e il Giovaninfesta (il 1° maggio), appuntamento storico per i giovani della diocesi. L’apice del suo apostolato fu però il Sinodo Diocesano, ereditato da Mons. Petralia e da lui portato a compimento. Da quel percorso nacquero il Direttorio pastore-liturgico dei sacramentie il Piano Pastorale Diocesano, ribattezzato affettuosamente “Piano Verde” per via del colore della copertina. Scritto a quattro mani con padre Tortorici, che ne fu il principale estensore, questo piano pastorale ebbe un’eco nazionale e fu preso come modello da numerose diocesi d’Italia.

Nella cappella privata del Santo Padre con i seminaristi
Mons. Bommaristo con i i seminaristi di Agrigento da San Giovanni Paolo II

Il progetto coinvolgeva capillarmente ogni battezzato, a partire dai “messaggeri” incaricati di distribuire le lettere pastorali nelle case. Sotto la sua guida nacque anche una pionieristica pastorale familiare, affidata alla guida congiunta di un sacerdote e di una coppia di sposi. Mons. Bommarito non fu mai indifferente ai problemi sociali: nelle sue omelie non esitava a bacchettare i politici e gli amministratori locali, ergendosi a difesa “di coloro che non hanno raccomandazioni”. La sua carità verso i poveri si tradusse, alla fine dei suoi giorni, in un testamento commovente nella sua essenzialità: “Lascio tutto quanto è a me intestato ai poveri di Cinisi e Terrasini nella persona del vescovo Michele Pennisi”. Il 1° luglio 1988, poco prima di lasciare la diocesi, volle racchiudere i suoi dodici anni agrigentini in un ultimo, simbolico gesto d’amore: ordinò contemporaneamente 12 nuovi ministri (4 diaconi, come i 4 anni da ausiliare, e 8 presbiteri, come gli 8 anni da vescovo titolare).
Il 1° giugno 1988 fu nominato Arcivescovo di Catania, dove si insediò il 14 settembre dello stesso anno. Anche all’ombra dell’Etna profuse le medesime energie, dedicandosi con priorità al recupero dei sacerdoti che si erano allontanati dal ministero, fino al 7 giugno 2002, quando si ritirò per limiti d’età all’età di 76 anni. Trascorse l’ultimo periodo della sua vita nella casa paterna di Terrasini, trasformandosi in un vero e proprio “vescovo itinerante” per la Sicilia e l’Italia, ricercatissimo per la predicazione di ritiri ed esercizi spirituali. Godeva di una stima e di una fiducia tali che, durante la Settimana Santa del 1992, un penitente gli consegnò a Catania una preziosa icona bizantina rubata a Burgio nel 1964 (furto del quale era stato ingiustamente accusato l’arciprete dell’epoca). Su intuizione di Mons. Bommarito, l’icona fu collocata sull’altare papale durante la storica visita di San Giovanni Paolo II ad Agrigento il 9 maggio 1993. Dopo un attento restauro, l’opera tornò definitivamente a Burgio il 30 aprile 1995, accolta dal trionfo del popolo alla presenza dello stesso Bommarito e di Mons. Carmelo Ferraro. Quando nel 2015 pubblicai l’opuscolo in memoria dell’evento, intitolato “La Madonna della Consolazione”, fu proprio lui a chiedermi un’aggiunta al titolo: “Ci devi mettere la parola ‘ritornata’”. Purtroppo, non poté partecipare alla presentazione della pubblicazione.
Tra marzo e aprile del 2015, durante gli accertamenti clinici per un banale intervento di cataratta, gli fu diagnosticato un male aggressivo che lo costrinse a sottoporsi a cicli di chemioterapia. Inizialmente l’impatto con la malattia fu duro: per qualche mese scelse il silenzio, non desiderando vedere nessuno né rispondere al telefono. A Natale di quell’anno gli espressi il profondo desiderio di andarlo a trovare e, finalmente, acconsentì. La nipote Luisa, quasi incredula, mi confessò: “Sei il primo a cui ha detto di sì; persino a don Giuseppe Argento, che ha insistito tanto, ha dovuto dire di no”. I nipoti lo assistevano con amorevole ansia. Sebbene deambulasse solo se aiutato, Monsignore recuperò gradualmente le forze e la serenità, passando lunghe ore nella sua cappella privata davanti al Santissimo Sacramento. Ogni volta che andavo a trovarlo lo spronavo a celebrare la Messa insieme, ma mi rispondeva sempre: “Quando mi sentirò di farlo, ti chiamo e vieni”.
Ai primi di settembre del 2019 andai a trovarlo insieme a mia moglie. La situazione era cambiata: alternava momenti di assoluta lucidità a momenti di grande misticismo. Mi disse che ormai restava poco tempo e che vedeva gli angeli danzare nella stanza, pronti a portarlo in Paradiso. Mi domandò: “Ma non li vedi? Com’è che non li vedi?”. Poi mi chiese di far entrare mia moglie, che attendeva fuori con la nipote, e ci disse: “Vi do la benedizione perché non so se potrò darvela un’altra volta. Poi andate, perché devo riposare un po’: nel pomeriggio ho le Cresime”. Non celebrava Cresime da quattro anni. Spinto dalla nipote, gli domandai dove dovesse andare. Mi rispose guardandomi, come se la risposta fosse la cosa più ovvia del mondo: “Ma ad Agrigento, in Cattedrale!”. Aveva davvero amato questa Chiesa, custodendola nel cuore e sulle labbra fino all’ultimo respiro. Da quel giorno iniziai a visitarlo a giorni alterni, poiché si era messo a letto per non rialzarsi più. L’ho visto vigile per l’ultima volta lunedì 16 settembre. Avrei dovuto anticipare a mercoledì, ma impossibilitato lo chiamai al telefono. Mi disse: “Vito, quando vieni?”. Gli risposi che sarei arrivato venerdì. E lui: “Ti aspetto”. Venerdì sono andato, insieme a mia moglie e a padre Marciante. Ma sono arrivato per vederlo addormentato per sempre: la sera prima, giovedì 19 settembre 2019, era tornato alla Casa del Padre, accompagnato da quegli angeli festosi che io non riuscivo a vedere.
Ora, Padre Vescovo Luigi, dal Cielo dove dimori insieme agli angeli e ai santi, continua a posare il tuo sguardo su questa Chiesa che hai amato con cuore libero e generoso. Continua a guidare e a proteggere i tuoi figli, che ti hanno amato e che continuano ad amarti. Intercedi presso il Padre Celeste come nostro avvocato, affinché anche noi, un giorno, possiamo essere ammessi a godere con te della gloria eterna del Paradiso.

Vito Di Leonardi

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  • Chiesa madre di Terrasini: Benedetta la sepoltura di Mons. Luigi Bommarito (leggi qui) 
  • Funerali mons. Bommarito, Papa Francesco:”il suo un ministero generoso” (leggi qui)

  • Il telegramma di Papa Francesco  (leggi qui)
  • Saluto di mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Morreale, diocesi di origine di mons. Bommarito, pronunciato er le esequie iniziale (leggi qui il testo)
  • Il testo dell’omelia pronunciata da mons. Salvatore Gristina il giorno dei funerali (leggi qui il testo integrale)

Dall’archivio del nostro settimanale:

  • L’eredità di Mons. Luigi Bommarito: presentato il “Diario” di Mons. Tortorici (leggi qui)

  • Mons. Bommarito: “Vescovo coraggioso e prudente… puzzava di pecora” (leggi qui)

 

 

 

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