L’arcivescovo Francesco in visita alla Chiesa albanese

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È un ponte aperto dal 2014 quello che parte da Agrigento, attraversa l’Adriatico e giunge in Albania. Un ponte valicato negli ultimi giorni dall’arcivescovo Francesco, recatosi in visita a Scutari (nord-Albania) dal 6 all’8 giugno.

Sono stati giorni intensi e ricchissimi nei quali il nostro arcivescovo ha avuto modo di incontrare l’intera Chiesa albanese e di toccare con mano la tragica e al contempo gloriosa storia del “paese delle aquile”, bagnato dal sangue di numerosi martiri e testimoni. Su invito di mons. Giovanni Peragine, amministratore apostolico dell’Albania meridionale e presidente della Commissione nazionale per il clero, l’arcivescovo Montenegro ha tenuto una meditazione alla presenza dei sei vescovi albanesi e di tutti i sacerdoti convenuti alla vigilia della Giornata mondiale per la santificazione del clero. Il ritiro dal tema “Gesù pastore misericordioso” si è tenuto a Nenshat, in una casa di spiritualità della Diocesi di Sapa gestita dai Padri Carmelitani e nella quale vivono, poco vicino, anche le monache carmelitane con le quali l’arcivescovo si è intrattenuto al termine della S. Messa.

Un altro momento significativo è stato il breve pellegrinaggio sulle orme dei martiri e l’incontro con alcuni “testimoni viventi” che sono sopravvissuti alla violenta persecuzione del regime comunista. Nella prima tappa, il vescovo ha incontrato le Sorelle Povere di Santa Chiara che custodiscono la memoria dei martiri, abitando proprio quei luoghi che al tempo del regime sono stati “covi di violenza e di morte” poiché ospitavano la “Sigurimi” (la polizia di stato del regime) con annesso il carcere dove tanti consacrati hanno pagato con la vita l’appartenenza a Cristo.

La seconda tappa è stata la visita al convento delle Suore stimmatine, anche loro coinvolte direttamente dall’odio comunista con l’uccisione della Beata Maria Tuci, aspirante stimmatina. Proprio lì, l’arcivescovo ha incontrato tre testimoni viventi, compagne della beata martire: sr. Maria che ha testimoniato anche davanti papa Francesco in occasione della sua visita in Albania nel 2016, sr. Rosa e sr. Adelaide. Si tratta di tre esempi di fedeltà non solo a Cristo per il quale hanno subito persecuzioni e torture, ma anche nei confronti della loro vocazione religiosa, aspettando per più di 40 anni la caduta del regime per poter emettere i loro voti perpetui.

Ospite del Seminario Interdiocesano “Madonna del Buon Consiglio”, il nostro arcivescovo ha avuto anche modo di condividere la sua esperienza sacerdotale con i seminaristi presenti e al contempo ringraziare la comunità per l’accoglienza riservata nel corso di questo anno a don Riccardo Scorsone che ha vissuto in Albania una forte esperienza diaconale e presentare il seminarista Alessandro Bruno che è stato chiamato a vivere la stessa tappa a partire dal prossimo settembre.

Al termine della visita in Albania, l’arcivescovo Montenegro ha ringraziato la Chiesa albanese e, in particolare, l’Amministrazione del Sud per i “legami spontanei” nati in questi anni, auspicandosi un servizio più stabile e continuo da parte della Diocesi di Agrigento.

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