Libro: “L’isola delle femmine”

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(particolare della copertina)

“L’isola delle femmine” di Domenico Campana (Ed.Einaudi)

Se avessi letto questo libro ignorandone l’autore avrei  senz’altro  affermato,  sulle prime, che di Camilleri si trattava. Ma ben presto nel manifestarsi della storia avrei senz’altro sofferto di non poca  incertezza. Un linguaggio ricercato,elegante, raffinato, una inusitata commistione tra reale e  surreale, mi avrebbero stornato dall’abbaglio.

Domenico Campana è un napoletano che sembra straordinariamente siciliano. Egli conosce a perfezione vizi e virtù della nostra terra che invera nei suoi personaggi costruendoli  con sapiente materia “divina”, fermandoli nella mente del lettore. L’Isola delle femmine, è il locus amoenus in cui vive il principe di Acquafurata che da un lato, osserva le stelle nel suo personalissimo e inviolabile osservatorio astronomico e dall’altro, segue gli accadimenti della Palermo di fine ottocento.

A scuotere il quieto vivere della città è l’omicidio del questore, all’interno di una casa di piacere. E’ stata la dissoluta Luisa di Parma ad aver commesso l’efferato crimine?

Il delegato di polizia Michele Tindari, torinese d’adozione ma siciliano di Natali, non ne è per nulla convinto. Da qui comincia un’incalzante e  ardua  ricerca della verità, che dovrà essere una “veritas cum charitate”, ovvero una verità appena sussurata chè “ se la si butta in faccia alla gente si può ammazzarla…”. Le storie che ci racconta Campana non sono dei gialli, sic et simpliciter, sono dei viaggi belli perché surreali, veri perché reali , in una Palermo non stereotipata, ma dal respiro quasi europeo.

Giulia Laiola

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