Mafia: in uscita il film “Mafia e Religione” con gli interventi di mons. Raspanti, del Procuratore Gratteri, del card. Montenegro

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Francesco Millonzi con Procuratore Capo di Catanzaro, Nicola Gratteri

È in uscita in questi giorni, su scala nazionale, “Mafia e Religione”, il film scritto e ideato da Francesco Millonzi e dal già Gip del Tribunale di Catania, Nunzio Sarpietro, che racconta “l’uso blasfemo che le mafie fanno delle religioni, come il rito di iniziazione, l’inginocchiamento del santo davanti casa dei boss, il bacio in bocca e analizza in modo dettagliato, con testimonianze dirette, il perché la criminalità organizzata usa fare questi riti. Tutto questo attraverso testimonianze e video esclusivi”. Il film è suddiviso in due puntate, ciascuna di 1 h e 10 minuti, e contiene, tra gli altri, gli interventi significativi di mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e presidente della Conferenza episcopale siciliana, del card. Francesco Montenegro, del Procuratore Capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, del Presidente del Tribunale di Palermo Antonio Balsamo, del Gip del Tribunale di Caltanissetta, Graziella Luparello, del Vice Questore di Licata, Cesare Castelli, del giornalista Leone Zingales. Nel film pure le testimonianze dei familiari vittime di mafia: Michele Costa, figlio del giudice Gaetano Costa, Giovanni Impastato, fratello di Peppino, i fratelli del beato Pino Puglisi, Gaetano e Francesco, Carmine Mancuso, figlio del Maresciallo Lenin Mancuso, Lucia Ievolella, figlio del Maresciallo Vito Ievolella, il presidente di Giustizia e Pace, Ugo Tomaselli ed altri. “Ognuno di noi ha il dovere di non lasciare soli quelle persone che ancora oggi hanno il coraggio di schiacciare con forza e determinazione il crimine organizzato, che si insinua ovunque calpestando persino la sacralità della religione, facendo del male alla società”. Il film analizza anche, afferma il regista, “l’uso blasfemo che le mafie, non solo quelle italiane, ma anche quelle internazionali (nigeriana ad esempio) fanno delle religioni, lanciando sin da subito un messaggio immediato: la religione non può essere mafia e la mafia non può farne uso per strumentalizzare la Chiesa, perché la Chiesa non è mafia. La Chiesa è amore, aiuto ai poveri come ci insegna Papa Francesco. La Chiesa è quella di don Pino Puglisi che ha lottato sacrificando la propria vita per aiutare il prossimo ad essere libera, per aiutare i poveri, i diseredati. La mafia non crea nulla, ma distrugge. È impensabile che i mafiosi possano invocare un santo in un rito prima di uccidere, non si può pregare prima di uccidere. Questo è un modo contorto e assolutamente da condannare”.

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