Strage di Capaci: Agrigento in marcia per ricordare e dire no alla mafia

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Nel giorno del XXVII anniversario della strage di Capaci (23 maggio 1992) e nell’ora in cui a Palermo attraccava la Nave della Legalità, con a bordo 1.500 studenti da tutta Italia, altri studenti, a financo dei massimi rappresentanti istituzionali civili e militari del territorio agrigentino, con in testa il Prefetto, Dario Caputo,  iniziavano, da piazza Vitt. Emmanuele a Piazza Municipio,  la marcia, organizzata dall’Amministrazione comunale, contro la mafia, per la legalità in ricordo del giudice Falcone, ucciso assieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

A rappresentare la Chiesa agrigentina il vicario generale don Melchiorre Vutera (vedi) che ha ricordato le vittime della strage di Capaci, come “Uomini giusti”, che hanno creduto nell’uomo e hanno testimoniato con il loro sangue – il sangue dei giusti ha detto –  i valori della giustizia, della libertà e della legalità. Prentendo esempio da loro la nostra terrà possa riscattarsi da tutte le mafie e da ogni forma di violenza e sopraffazione”.

Il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto,  intervenendo al termine della marcia ha detto:”Se si insegnasse la bellezza…” per non abituarsi alla rassegnazione, all’omertà, al “munnu è e munnu ha statu”, come a una condanna all’immobilismo e all’indifferenza. Invece tutte le nostre azioni siano rivolte ad educare alla bellezza: perché curiosità, stupore, meraviglia, che sono propri di ogni bambino che apre gli occhi al mondo, rimangano doni intatti, privi di ogni contaminazione. La consapevolezza della bellezza è il passo necessario per vincere la tendenza dei rassegnati ad accettare ogni stortura e perfino i mali più grandi come condizioni della nostra nostra realtà. Credo che giornate come questa, condivise con studenti di ogni età, siano necessarie per incontrare la bellezza dei buoni propositi cui deve far seguito l’azione determinata e irrinunciabile di quanti hanno a cuore un futuro di bellezza per la nostra Sicilia e per la nostra città, in particolare”.

Il Prefetto, Dario Caputo – in una intervista a Teleacras –  ha evidenziato come  “persiste la memoria e persiste la volontà nei cittadini onesti siciliani e agrigentini di non dimenticare quell’evento e tutto ciò che a quel giorno si ricollega. Non dimentichiamo -ha proseguito- che da questa nefasta vicenda è scaturita la forte reazione dello Stato che ha portato ad infliggere durissimi colpi alla mafia; questa dev’ essere la molla che ci spinge a continuare a lavorare. Sono convinto – ha concluso – che nei giovani è cambiata la convinzione che con la mafia e i suoi pseudo valori non ci possa essere nessun compromesso”.

Insomma, il  fatto stesso che oggi, tanti giovani, in tutta Italia, come ad Agrigento,   continuino a vedere in Falcone e nelle altre vittime di mafia,  l’esempio di uomini e donne che hanno saputo sacrificare la loro vita per il bene comune è motivo di speranza.  “Gli uomini passano, le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”, scrisse qualcuno  su un lenzuolo bianco,  in occasione della strage. A distanza di 27 anni quelle parole riecheggiano e le idee di Falcone, di Borsellino, Puglisi e Livatino (che i marcianti hanno voluto ricordare con una sosta, di silenzio davanti l’ex tribunale di Agrigento in piazza Gallo) continuano a camminare sulle gambe dei tanti giovani che oggi hanno marciato per la legalità.

 

 

 

 

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