Il 26 maggio, alle ore 17.30, nella Biblioteca Lucchesiana, studiosi di differenti discipline tratteranno di mons. Domenico De Gregorio, nel XX anniversario della sua morte (2006-2026). De Gregorio fu storico, giornalista e letterato e tuttavia, leggendo i suoi scritti, fu innanzi tutto uomo. Fu uomo capace di grande umanità, uomo fecondo nel narrare l’umano, uomo narratore e poeta in grado di sublimarne la grande dignità, quand’è radicato nella fede cristiana. E tutto ciò non basta, perché De Gregorio fu un narratore e un poeta di «quest’uomo», ovvero dell’uomo concreto che si ritrova nell’umanità del popolo siciliano e del popolo agrigentino, di Agrigento, di Cammarata, suo amato paese natale, di Licata, di Naro, Sciacca o di qualsiasi altro centro dell’Isola.

Negli ultimi anni della sua vita, l’illustre monsignore ha raccolto le sue numerose poesie in due volumi, pubblicate sotto il nome di Bernardino Lamis, con il quale si identificava intelligentemente. Nel personaggio pirandelliano, il nostro monsignore coglieva la passione dello studioso, ahimé incompreso, e ciò non di meno la sua grande umiltà. In Bernardino Lamis ritrova l’umiliazione di Gesù, non accolto dai suoi e vittima innocente di un sistema sociale centrato sulla prepotenza e sull’egoismo. Tuttavia, perché Bernardino Lamis fosse riconosciuto come metafora dell’uomo mortificato e dello stesso Cristo, era necessario un occhio umanissimo di poeta e di profeta del Cristo, appunto qual fu Domenico De Gregorio.
Vincenzo Lombino
















