via Garibaldi:”mancano solo Tarzan e Cita”

0
905

“Carmè, mancano solo Tarzan e Cita.” È la battuta estemporanea di Gerlando (il nome è di fantasia, il fatto è reale), un amico che incontro spesso in via Garibaldi, nel mio quotidiano itinerario pedonale verso casa tra piazza Sinatra e l’incrocio con Via Pietro Nenni-Porta di Mare dove le nostre strade si dividono. Gerlando intuisce subito che non ho colto il senso della battuta e, prevenendo la mia richiesta di spiegazione, mi invita a guardare i cavi che insistono sulla via. “Talìa…!” Intuisco e, al temine del tratto di strada condivisa, percorsa col naso all’insù, non posso che concordare con lui: la via Garibaldi sembra una “giungla urbana” dove le liane lasciano il posto al groviglio di fili e cavi di ogni tipo e genere, che imbruttiscono le facciate di ogni epoca e restituiscono al cittadino e ai non pochi turisti che si avventurano nel vecchio Ràbato, o perché residenti nei tanti B&B che vanno sorgendo, una sensazione di abbandono, disordine, precarietà, degrado. Una “giungla”, appunto!

Gerlà – è la battuta finale con cui mi concedo – oltre a Tarzan, manca anche l’amica Jane. A non far sentire la mancanza dell’elefante Tantor e la gorilla Terk ci pensano i gatti e i cani randagi che ormai stabilmente presidiano il territorio unitamente ai topi di ogni dimensione, che, dice qualche residente, si esercitano nell’arte del funambolismo. Molti dei cavi (non tutti, ci sono anche quelli dei privati, dei sistemi di video sorveglianza, antenne…), rientrano nella categoria dei cosiddetti impianti di pubblica utilità e, generalmente, nella loro collocazione dovrebbe essere l’interesse collettivo a prevalere su quello dei privati; tuttavia mi chiedo: è questa ragione sufficiente per lasciarli (pubblici e privati) in quello stato?

Sappiamo bene che gli uffici preposti, a iniziare dalla Soprintendenza, ben conoscono e tutelano il patrimonio artistico, monumentale, paesaggistico, dei nostri centri storici. Ed è proprio per questo che chiediamo, non solo nella via Garibaldi, la massima e costante attenzione sui beni soggetti a tutela, quali le facciate degli edifici storici. Abbiamo il diritto/dovere di volerci bene e difendere, non tanto e non solo in chiave turistica, ma per noi stessi, curando e sconfiggendo lo strabismo nostro e di alcune istituzioni-chiave, combattendo strenuamente contro una generale assuefazione al brutto.

Tarzan, Cita e Jane, di certo, difendevano l’ambiente e il paesaggio molto più di quanto riusciamo a farlo noi!!!

 

 

 

donazioni

Sostieni L'Amico del popolo

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare L'Amico del Popolo a crescere con una micro donazione.