Ancora una volta vogliamo stigmatizzare la vicenda del Gonfalone civico, caricato dello stemma che riproduce l’emblema araldico, della città di Agrigento.
Nonostante i tanti “faremo”, “provvederemo”, “ci stiamo pensando…”, ogni volta che la Città – nelle manifestazioni pubbliche – continua ad usare un Gonfalone caricato di uno stemma non rispondente a quello ufficialmente richiesto, approvato dall’Ufficio Araldica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e concesso con decreto del Presidente della Repubblica, provo sentimenti contrastanti tra, vergogna, rabbia e indignazione.
Ma andiamo con ordine. Dopo il provvedimento del Presidente della Repubblica che porta la data del del 25 novembre, 2019 (Leggi qui qui), seguirono la presa d’atto del Consiglio Comunale con apposita deliberazione, la n.144 del 17/12/2020, con 18 voti favorevoli unanime (Leggi qui). Due giorni dopo, il 19/12/2020, ci fu la presa d’atto da parte della Giunta Comunale, presenti 4 su 7 ( Leggi qui ; e vedi le immagini della foggia autorizzata dello stemma e del gonfalone allegate alla pretesa d’atto della Giunta).
- Il 25 febbraio 2023, nella Basilica Cattedrale in occasione della Solennità di san Gerlando, patrono dell’Arcidiocesi e città di Agrigento (foto sotto).

- Il 18 marzo 2023, per la manifestazione in piazza Municipio a sostegno della candidatura della città a Capitale Italiana della Cultura 2025 (foto sotto);

- Il 25 aprile 2023 , alla Villa Bonfiglio, per la cerimonia del 78° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Neanche in questa occasione, purtroppo, il buon senso ha prevalso.
- Ultima in ordine di tempo, il 2 giugno 2023, in occasione delle celebrazioni del 77° anniversario della Fondazione della Repubblica. Il Gonfalone, con due agenti della Polizia Urbana di scorta era collocato nei pressi dell’asta con il Tricolore. (vedi foto sotto)

Non posso che esprimere, come ho fatto in altre occasioni, la mia indignazione perché la città di Agrigento, come detto, ha un nuovo stemma con relativo gonfalone ufficiale, quello richiesto dal già sindaco Calogero Firetto e riconosciutole con D.P.R. del 25 novembre del 2019 (foto sotto).


Vale la pena, inoltre, ricordare che il il provvedimento con il nuovo stemma è stato illustrato dallo stesso sindaco Franco Miccichè, in una conferenza stampa nella sala del Collegio dei Filippini, dove è conservato il bassorilievo del XV secolo che, come stabilisce il comma 1 dell’art. 14 dello Statuto comunale, è l’Emblema del Comune di Agrigento.
Si legge, infatti, nello Statuto: «Emblema raffigurativo del Comune è lo stemma costituito da tre giganti che sostengono tre torri contraddistinto dal motto “Signat Agrigentum mirabilis aula gigantum”, così come riportato nella scultura del XV secolo custodita nel museo civico». A realizzarlo è stato l’artista agrigentino Sergio Criminisi, che vi ha lavorato quasi tre anni, con la diretta collaborazione di Luigi Ruoppolo e Domenico Sinaguglia e gli uffici preposti.
Il nostro settimanale, nella vicenda ha avuto un ruolo fondamentale
anche nel chiedere di reintrodurre il monogramma YHS– assente nel precedente stemma ma presente nel Bassorilievo del Collegio dei Filippini, a cui fa riferimento lo Statuto Comunale, ed in altre vecchie stampe e rappresentazioni. La presenza del monogramma sula bassorilievo risale, probabilmente, al Beato Matteo Cimarra, vescovo di Agrigento e seguace di San Bernardino da Siena, che fu instancabile predicatore in giro per l’Italia, diffondendo la la devozione al santo nome di Gesù e del monogramma «YHS»
La richiesta del già sindaco Lillo Firetto (cfr. protocollo 90577 del 22-11- 2018) è, infatti, l’epilogo di un serrato e documentato pressing che “L’Amico del Popolo” ha portato avanti a partire dall’articolo di Edmondo Infantino, pubblicato il 18 luglio del 2010 nel quale si denunciava “Lo strano stemma della città”.
Nel tempo, sul nostro settimanale si è aperto un vero e proprio dibattito, con lettere aperte al sindaco Marco Zambuto e al suo successore, Lillo Firetto ed ospitando sulle nostre pagine quelle del vice sindaco, di Assessori, Consiglieri e personalità del mondo culturale agrigentino.
Dopo le nostre pubbliche denunce (cfr. L’Amico del Popolo n.28/2010, n.45/2010, n.30/2013, n.5/2014) ci furono le interrogazioni dei consiglieri Angelo Principato e Giuseppe Salsedo ed il Sindaco richiese all’Ufficio Araldica della Presidenza del Consiglio dei Ministri un parere per sostituire lo stemma fascista del 1941 con quello approvato nel 2002.
Il segretario Generale dell’Ufficio Onorificenze e Araldica, nella risposta (leggi qui cfr. risposta dell’Ufficio Araldica della Presidenza dei Ministri protocollata nella posta in entrata del Comune di Agrigento il 14 giugno 2011 con il numero 32664) tra le altre cose fa una precisazione circa l’emblema della Repubblica che figura nello stemma e gonfalone a cui, a mio avviso, in tutti questi anni non è stata data l’attenzione che la vicenda meritava. Si legge nella lettera:
«… Relativamente all’attuale presenza, nello stemma Girgentano di un “capo” di rosso caricato dall’emblema della Repubblica, è fatto arbitrario e non consono; infatti – prosegue la lettera – la soppressione del fascio littorio prevedeva la eliminazione di tutta l’area definita “capo” . Si rammenta inoltre – puntualizza la lettera – che l’emblema dello Stato è fruibile solo dalle strutture adesso afferente. Conseguentemente la città di Agrigento attualmente usa uno stemma non rispondente a quanto a suo tempo riconosciutole. Ove la volontà unanime della civica Amministrazione – concludeva la lettera – esprimesse la volontà di richiedere al Presidente della Repubblica la concessione di uno stemma più rispettoso delle tradizioni storico-araldiche della città (…), questo ufficio non avrebbe alcunché da obiettare».
Il Sindaco Zambuto, però, non procedette ad alcuna richiesta ufficiale di modifica dello stemma né ad eliminare (appena ricevuta la risposta) il “capo” e l’emblema della Repubblica in esso “annegato”, fatto che la Presidenza del Consiglio dei Ministri definì “arbitrario e non consono”. Fu, invece, il sindaco Firetto ad inoltrare la richiesta ed incaricare Sergio Criminisi di elaborare lo Stemma, che espletato tutto l’iter, è stato riconsegnato con il con D.P.R. del 25 novembre del 2019.
Mentre l’Amministrazione ha provveduto, debitamente, a sostituirlo sulla carta intestata dell’Ente e su tutti i documenti prodotti dal 2019 ad oggi, è vergognoso che, a quanto pare per ragioni economiche, come mi ha detto il sindaco il 25 febbraio scorso in Cattedrale quando ho espresso il mio disappunto nel vedere il Gonfalone in Basilica (“Lo devo pagare – obiettò alle mie rimostranze – con i miei soldi?”) si continui ad utilizzare in pubbliche manifestazioni il gonfalone non autorizzato.
Non è un particolare di poco conto e non pochi riescono a cogliere il valore simbolico della vicenda.
A tutti, amministratori e cittadini, desidero semplicemente ricordare che il gonfalone con lo stemma rappresenta la città. Ogni volta che viene usato, in segno di rispetto per la realtà rappresentata, due vigili, previa autorizzazione e ordine di servizio disposta dall’autorità competente, lo “scortano” in alta uniforme, che viene generalmente indossata in occasione di cerimonie civili e religiose, in servizi di scorta alle insegne dell’Ente o ad autorità civili perché il Gonfalone rappresenta tutti i cittadini.
Così recita il comma 2 dell’articolo 14 dello Statuto del Consiglio Comunle di Agrigento (leggi qui): “Insegna del Comune nelle cerimonie ufficiali è il gonfalone nella foggia autorizzata, nonché la mazza argentea simbolo dell’autorità amministrativa. Detta insegna deve essere sempre accompagnata dal sindaco o da un assessore delegato e/o dal presidente del consiglio o da un consigliere delegato e scortata dai vigili urbani del Comune”.
Ancora una volta chiediamo ai nostri amministratori – così come sono abili a trovare fondi per feste e manifestazioni varie – di trovare i fondi per la confezione del nuovo gonfalone con lo stemma nella foggia autorizzata e se non riuscissero a reperire, come pare sia successo finora, i fondi necessari nel bilancio dell’Ente (una somma irrisoria, certamente meno l’indennità mensile degli amministratori) mettano mano al proprio portafogli o rinuncino a parte delle indennità di carica per fare realizzare e sostituire il Gonfalone che non ci rappresenta.
Carmelo Petrone





















