La fede al tempo del Covid-19, possiamo vivere senza messa?

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La decisione della Conferenza Episcopale Italiana di rispettare le restrizioni contenute nel decreto del presidente del Consiglio è stata oggetto di polemiche, analisi e commenti. Tra questi, nei giorni scorsi, si sono distinti quelli contrapposti di due pensatori del mondo cattolico: Enzo Bianchi, fondatore del Monastero di Bose e il teologo scrittore Vito Mancuso.

Se per Bianchi “È vero che si può pregare in casa, nel segreto ma, senza eucaristia domenicale, per i cristiani non è possibile vivere” di contro Mancuso dissente su quanto affermato dal Bianchi ritenendo che non sia vero che “senza eucaristia domenicale per i cristiani non è possibile vivere”. «È la storia della Chiesa – dice Mancuso – a mostrare come per secoli i cristiani andavano a messa solo una o due volte all’anno senza per questo vivere senza fede».

A dare conferma al pensiero espresso da Mancuso sono i luoghi di missione dove, ancora oggi, la messa non può essere assicurata ogni domenica, ma la fede cresce e si fortifica, un esempio di ciò lo abbiamo potuto constatare nel Sinodo sull’Amazzonia tenutosi nel 2019.

La domenica, è il “giorno del Signore”, in cui la sua comunità si riunisce per celebrare la vittoria della vita sulla morte, della luce sul buio, della speranza sulla disperazione ed è inviata ad annunciare la buona notizia.

In questa Quaresima, come nei luoghi di missione già avviene, stiamo sperimentando un altro modo di vivere la celebrazione dell’Eucarestia. Perché la Parola non si ferma dietro alle porte chiuse di una chiesa, e il Signore è presente, mostrandosi e parlando, ancora di più oggi, in ogni gesto di cura e attenzione verso l’altro, il nostro evangelico “prossimo”.

Un giorno, molto probabilmente, ringrazieremo per questo tempo dilatato che ci costringe a casa. Ora che il tempo ci viene “restituito”, messa da parte la paura del domani, siamo invitati a dare il giusto valore alle cose della nostra vita, tra cui la fede e la religiosità.

Questo sarà possibile se riusciremo non a sopravvivere al tempo, ma a valorizzarlo riscoprendo quello che è veramente essenziale e che spesso diamo per scontato, e se sapremo cogliere nuove forme di prossimità per vivere autentiche relazioni. Lo dobbiamo a noi e al mondo.

Loredana Federico

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