Lampedusa: Padre Policardi riposa nel Santuario della Madonna di Porto Salvo

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Se dopo venticinque anni, la memoria comunitaria sente il bisogno di celebrare la vita di una persona cara, vuol dire che questa non solo ha inciso sulla comunità stessa, ma in un certo senso “vive ancora” tra la gente che lo ha conosciuto, e non solo nel ricordo. 

Nel 1988, moriva padre Giuseppe Policardi che per quasi mezzo secolo è stato servo e pastore a Lampedusa. Per ricordarne la figura l’associazione “Mons. padre Policardi”, i parroci, la comunità parrocchiale e civile ha organizzato una tre giorni si appuntamenti.

Il primo appuntamento è stata la mostra fotografica. Il giorno dell’inaugurazione tanti i volti dei presenti in cui è stato possibile scorgere e vedere trasparire l’emozione del ricordo per il sacerdote amato e apprezzato per il servizio profuso sull’isola. «Padre Policardi o zio Peppino – lo ricorda la nipote Daniela Policardi -, così come lo chiamavamo in famiglia, era una persona semplice e umile, era il fratello, il padre, il figlio, di ognuno dei suoi parrocchiani. Era il buon pastore che si prendeva cura in ogni momento, bello o brutto, del suo gregge; condivideva le loro gioie e si caricava delle loro preoccupazioni o sofferenze. Non mancava mai ai suoi impegni di guida spirituale e metteva tanto amore e dedizione in tutto quello che faceva. La sua casa era un crocevia di persone cariche di ogni tipo di problema che lui sapeva ascoltare donandosi. Anche quando, costretto dalla malattia alla lontananza dall’isola, mandava puntuale le sue lettere a dimostrazione che lui era presente. Non avrebbe abbandonato la sua gente, pronto ad accogliere qualsiasi cosa e, sofferente, solo, di dover stare lontano e non di un dolore fisico relativo alla sua malattia. Dalla sua morte sono trascorsi 25 anni ma lo zio Peppino è rimasto vivo, nei ricordi e nell’affetto dei suoi parrocchiani che in più occasioni hanno dimostrato la loro riconoscenza, ricambiando tutto ciò che lui aveva donato. Hanno eretto una statua, affisso una targa in suo onore e adesso la richiesta di farlo riposare nell’Eden che lui stesso ha creato per la Madonna di Porto Salvo. Di lui ricorderò per sempre il sorriso struggente di un uomo buono, la capacità di parlare di grandi cose con semplici storielle, in grado di strappare un sorriso a piccoli e a grandi e, infine, mi riecheggiano i suoi silenzi ricchi di meditazione e molto più espressivi di mille parole». 

Il secondo appuntamento è stato dedicato ad una serata musicale nel corso della quale si sono esibiti il coro parrocchiale ed i bambini “Gen 3” e “Gen 4”. A conclusione è stato trasmesso un video documentario sulla figura di padre Policardi. 

Lunedì 12 giugno, si è tenuto l’appuntamento la traslazione del corpo di padre Policardi al santuario della Madonna di Porto Salvo. Una giornata storica per il popolo lampedusano che ha accompagnato in pellegrinaggio orante il loro indimenticabile sacerdote nel luogo da lui più amato e in cui riposerà per sempre. È sembrato di rivivere quel pomeriggio di venticinque anni fa, quando il popolo dell’isola accompagnò il feretro del suo pastore verso il Santuario e giunti al porto le barche salutarono il loro amato padre Policardi. «Abbiamo un debito nei confronti di padre Policardi e della sua missione iniziata col dopoguerra nell’isola – ha detto l’attuale parroco di Lampedusa don Carmelo Rizzo –, quando la povertà era devastante: far conoscere alle future generazioni questo pastore e uomo che ha donato la sua vita per l’isola e la sua gente».

Alessandro Cordaro

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