Migranti: Tragico naufragio al largo di Lampedusa

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“Profonda angoscia per l’ennesimo naufragio a largo di Lampedusa, dove ora Unhcr sta assistendo i sopravvissuti. Sarebbero 20 i cadaveri ritrovati e altrettanti i dispersi”. A darne notizia, oggi, 13 agosto,  su X è Filippo Ungaro, communication officer di Unicef Italia. “Fino a oggi sono stati 675 i morti dall’inizio dell’anno nel Mediterraneo centrale. Rafforzare le vie legali”, chiede l’Unicef. Una sessantina di sopravvissuti sono già accolti nell’hotspot di Lampedusa.

Per il quotidiano Avvenire (qui) “il bilancio è terribile e ancora provvisorio, mentre proseguono le ricerche dei dispersi: 27 morti, tra le persone migranti, pachistani, sudanesi e somali, tra cui una neonata e tre adolescenti. Secondo le prime ricostruzioni e il racconto dei superstiti – riferisce Avvenire –  due imbarcazioni, sarebbero partite martedì da Tripoli. Un barchino avrebbe iniziato ad imbarcare acqua e si sarebbe ribaltato. Alcuni dei passeggeri sarebbero riusciti a spostarsi sull’altro mezzo che, a sua volta, avrebbe finito per capovolgersi.Intorno a mezzogiorno è scattato l’avvistamento ad opera di un elicottero della Guardia di finanza, a circa 14 miglia a sud di Lampedusa: dal porticciolo dell’isola sono immediatamente partite le motovedette della Guardia costiera, della Finanza e di Frontex. Sulle imbarcazioni, sempre secondo i racconti dei sopravvissuti, ci sarebbero state tra le novanta e le cento persone migranti. La Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta per naufragio colposo.

“Com’è possibile – si chiede don Aldo Sciabbarrasi, direttore del Servizio Migrantes di Agrigento, tollerare ancora questi viaggi della morte, dove a morire sono esseri umani che cercano di sfuggire a situazioni di fame, di guerre, di diritti negati e, spesso, a morire sono i bambini? C’è tanta rabbia e indignazione per queste tragedie che da tempo si ripetono. Queste tragedie – dice – avvengono davanti alle nostre coste, davanti ai nostri occhi, a casa nostra. Eppure nulla si muove. È alla deriva la nostra umanità. Serve un sussulto di umanità. Ogni naufragio rappresenta un fallimento collettivo, un segno tangibile dell’incapacità di proteggere le persone più vulnerabili”.

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