Ospedale: a quando un servizio di interpretariato?

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“Agrigento è una città a vocazione turistica.” Ce lo diciamo in tutte le occasioni in cui si parla di sviluppo del territorio e di turismo. Ogni anno, in effetti, nella nostra città, soprattutto nella Valle dei Templi, arrivano migliaia e migliaia di turisti, secondo gli ultimi dati si viaggia verso il traguardo di un milione di presenze turistiche. 

La città di Agrigento, i suoi amministratori, gli operatori del settore… stanno facendo di tutto per organizzare e attirare sempre maggiori flussi turistici provando ad offrire, a chi arriva in città, un’accoglienza degna di questo nome e dei servizi adeguati agli standard di qualità finalizzati a soddisfare i bisogni e le esigenze degli ospiti. Da tutto ciò non sono esenti anche i turisti a quattro zampe che ormai, insieme ai loro padroni, hanno accesso ovunque con servizi ad hoc per loro. Certo, in questo settore,  tanto altro ancora resta da fare. Tra le tante cose che in questo ambito meritano una particolare attenzione vi è certamente l’informazione e l’assistenza turistica sanitaria nei confronti degli stranieri che arrivano da turisti in città. 

Può capitare, come capita,  inaffti, che tra le migliaia di visitatori che arrivano in città qualcuno abbia bisogno di fare ricorso al nostro Servizio Sanitario. Che fare? Come comportarsi? A chi rivolgersi in caso di emergenza?

Certo, l’assistenza non viene negata a nessuno e i nostri operatori sanitari non si sottraggono, certamente,  dal prestare il soccorso e le cure necessarie. Ma può succedere, per esempio, che il turista che avverte un malore venga portato in ospedale o ad un punto di primo soccorso ma, a motivo della lingua, sorgano gravi problemi di comunicazioni con i medici che prestano il soccorso e le cure. Può succedere, in alcuni casi, che il paziente straniero non riesca ad esprimere i suoi problemi e il suo malessere, che il medico – sempre per ragioni di lingua – non possa fare l’anamnesi dei pregressi problemi sanitari del turista, o avere informazioni sulla cura che sta seguendo. Può succedere ancora che il turista in ospedale non riesca a comunicare con il personale medico e paramedico per delle richieste anche banali. Può succedere ancora che il medico che presta il soccorso consegni ad un turista tedesco o inglese un referto con delle indicazioni terapeutiche urgenti da assumere, nella sola lingua italiana, sconosciuta al paziente che non può assumere i farmaci perché non ha nessuno che traduca nella sua lingua quel pezzo di carta. Può succedere anche che il turista polacco sia in cura presso medici di un ospedale del suo Paese che potrebbero fornire indicazioni utili al medico italiano, ma non c’è nessuno che faciliti l’incontro.

Quelli elencati sono solo alcuni casi ipotetici, ma che potrebbero verificarsi, a motivo del grosso flusso di turisti che arrivano in città, con gravi disagi che è possibile immaginare dato che, non sembrerebbe attivo, presso l’ospedale San Giovanni di Dio, un servizio di interpretariato per gli utenti-turisti che vi ricorrono così come nel recente passato con il servizio “help voice”.

In altre città a vocazione turistica, hanno già provveduto ad offrire servizi di questo tipo. È attivo, per esempio, a Venezia o in molti ospedali di Milano e Roma ma anche – solo per citarne alcuni -al Pronto Soccorso dei quattro ospedali della provincia di Savona – un sistema di mediazione linguistica telefonica denominato SOS Infomondom, “un servizio di interpretariato telefonico – si legge sul quotidiano Il Secolo XIX – per risolvere i problemi di comunicazione tra medici e pazienti stranieri con la disponibilità di 10 lingue: inglese, spagnolo, francese, tedesco, arabo, cinese, albanese, rumeno, portoghese e ucraino, 7 giorni su 7, durante le 24 ore”.

Posso già immaginare la reazione di molti lettori o dei responsabili amministrativi delle nostre aziende sanitarie: “ma se non abbiamo i soldi per… figuriamoci per il servizio interpreti!”

È vero i fondi per beni e servizi primari scarseggiano, ma si potrebbe, per esempio, stipulare una convenzione con l’Ente Parco e/o assessorato regionale di riferimento o il comune di Agrigento per destinare una somma (anche un solo centesimo) dei biglietti che le migliaia di  turisti che arrivano nella Valle pagano per visitare i templi. O destinare una quota della tassa di soggiorno che le strutture ricettive versano al Comune per offrire anche questo servizio.

A quando l’istituzione di questo servizio o il ripristino di quello che era funzionante ? Auspichiamo che tra gli Enti preposti si apra una interlocuzione che possa pervenire a coprire questa carenza. 

Accoglienza turistica, degna di questo nome, non è anche questa?

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