Morti in Mare: delegazione Burkina Faso: «Africa e Europa responsabili di questa tragedia»

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Un pellegrinaggio insieme alla Comunità di Sant’Egidio per pregare per le vittime delle migrazioni nel Mediterraneo e ringraziare la popolazione di Lampedusa per l’accoglienza offerta in tanti anni alle persone in fuga da guerre e povertà. Ma anche un appello a Europa e Africa perché collaborino per evitare in futuro nuove tragedie del mare. La Conferenza episcopale e una delegazione del governo del Burkina Faso si sono recati martedì 29 e mercoledì 30 maggio in visita all’isola di Lampedusa, che fu la prima tappa delle visite pastorali di Papa Francesco in Italia nel settembre 2013, meta d’approdo di centinaia di migliaia di migranti.

Nella giornata di martedì i vescovi hanno preso parte ad una cerimonia sulla costa dove sorge la “Porta d’Europa”, hanno visita il Centro di accoglienza di contrada Imbriacola, incontrato le autorità del luogo e celebrato una Santa Messa nella parrocchia San Gerlando.

L’arcivescovo Montenegro assente per impegni pastorali ha fatto pervenire il suo saluto letto dal vice parroco, don Gianluca Arcuri. «Mi piace leggere il vostro viaggio a Lampedusa come un pellegrinaggio – ha scritto l’arcivescovo Montenegro –in questo luogo dove il Signore si è reso particolarmente presente in tutti quegli uomini, donne e bambini che sono approdati fuggendo dalla disperazione, dalla guerra e dalla miseria. Ma il Signore in questo luogo si è reso presente anche attraverso i tanti “buoni samaritani” che si sono chinati sui malcapitati curando le ferite del corpo e soprattutto quelle del cuore. Di certo non possiamo dimenticare i tanti che non sono riusciti a concretizzare il sogno di un futuro certo e dignitoso perché sono morti durante la traversata». L’arcivescovo ha anche ricordato il ruolo strategico di Lampedusa, al centro del Mediterraneo e Porta d’Europa, «è un esempio di incontro pacifico di culture diverse, basti pensare come, nei secoli addietro, cristiani e musulmani insieme, alloggiavano nelle grotte adiacenti l’attuale santuario della Madonna di Porto Salvo. L’ospitalità che il popolo lampedusano offre alle migliaia di migranti che, scappano da guerre e miseria, approdano sull’isola, testimonia come l’accoglienza dello straniero è possibile a partire da gesti piccoli e concreti». «Il Signore – ha scritto a conclusione del saluto l’arcivescovo – ci aiuti a essere costruttori infaticabili di ponti perché l’indifferenza lasci spazio alla gioia dell’incontro».

Mercoledì mattina invece la delegazione hanno reso omaggio alle migliaia di vittime morte in mare con la sosta al cimitero, dove hanno incontrato una delegazione della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e il Forum Lampedusa solidale, e al Molo della Madonnina da dove partono regolarmente i soccorsi ai tanti barconi alla deriva. Al termine della cerimonia, ricordando il gesto di Papa Francesco, è stata lanciata una corona di fiori in mare a bordo di una motovedetta del Corpo della Capitaneria.

A guidare la delegazione dei vescovi, insieme al cardinale Philippe Ouedraogo, arcivescovo di Ouagadougou, è stato il presidente della Conferenza episcopale, monsignor Paul Y. Ouedraogo, arcivescovo di Bobo-Dioulasso: “Questo viaggio è stato per noi un vero pellegrinaggio; si tratta di un luogo che è stato raggiunto da coloro che sono riusciti a sfuggire alla morte nel deserto, alla morte nel Mediterraneo e da coloro che poi proprio lì non ce l’hanno fatta”. E ha parlato di una responsabilità comune, di Europa e Africa, di fronte a questa tragedia: “Dai due lati del mare ci si è troppo abituati alle morti in mare. L’Europa dei responsabili pensa a difendersi dai rifugiati, l’Africa dei responsabili chiude gli occhi e gira la testa dall’altra parte…Ringraziamo la Comunità di Sant’Egidio e le Chiese protestanti italiane per avere creato i Corridoi Umanitari che sono una strada di speranza per l’avvenire”.

Gli ha fatto eco il segretario di Stato Alfred Gouba, a nome del governo burkinabè, che oltre a ricordare le drammatiche statistiche dei morti in mare, da una parte ha chiesto ai Paesi di accoglienza “una maggiore protezione” e “condizioni più degne “ per i migranti, dall’altra, “consapevole della nostra responsabilità di africani verso coloro che partono”, ha chiesto “una nuova forma di partenariato” tra i due continenti “perché cessino queste tragedie”.

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