«Che sia pace!» Lettera dei presbiteri licatesi alla città

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Prendendo esempio dai vescovi di Sicilia che hanno voluto rilanciare, dopo 25 anni, il messaggio di S. Giovanni Paolo II ad Agrigento, i presbiteri che prestano il loro servizio nella città di Licata, hanno scritto “un messaggio di pace” rivolto alla cittadinanza (leggi qui il testo completo).

Il Comune di Licata, attualmente commissariato, dopo la sfiducia al sindaco Angelo Cambiano, è stata protagonista, negli ultimi anni, di avvenimenti che ne hanno turbato la serena amministrazione soprattutto dopo l’inizio degli abbattimenti delle case abusive nella zona costiera cittadina. Un messaggio forte quello dei sacerdoti della città di Licata che chiedono a quanti commettono atti contro il patrimonio e le persone di convertirsi ma anche a quanti subiscono violenza che non sono soli.

I sacerdoti, alla vigilia del voto ed anche all’inasprimento degli animi che si registra in città scrivono: «Il travaglio che noi, sacerdoti, leggiamo nella nostra città riguarda una pace osteggiata e offesa da atteggiamenti ed eventi, di delinquenza più o meno organizzata, che negli ultimi tempi, hanno rievocato antichi rancori e violenze soddisfatti da vendette più o meno trasversali. Sarebbe lungo da esporre l’elenco dei fatti incresciosi che la nostra città ha subìto negli anni, ma occorre attestare che la comunità cristiana rifiuta e condanna, senza mezzi termini, qualunque forma di violenza che danneggi la convivenza cristiana e sociale e l’immagine della nostra città».

E poi riferendosi a quanti hanno subito violenza o danneggiamenti: «Ci sta a cuore il rispetto dell’uomo – proseguono i sacerdoti – e della sua dignità, siamo solidali con chiunque ha subìto e subisce violenza di qualsiasi genere, accompagnata da atteggiamenti di indifferenza, dimenticanza e connivenza e dall’assenza di interventi significativi che diano un chiaro segnale di ripresa e di speranza, ad una città che percepisce un senso di abbandono. Tale abbandono si ripercuote in tutti i settori nevralgici dell’economia della nostra città, causando lo spegnimento delle speranze personali e comunitarie che realizzano i progetti di vita che, per conseguenza, vanno ricercati lontano dalla propria terra natia».

Ma i sacerdoti si rivolgono anche alla classe dirigente: «Osiamo chiedere alla classe dirigente che trovi l’orgoglio dell’impegno a favore della nostra amata città per un progresso e una crescita di qualità nel rispetto della legalità. A coloro che commettono reati contro il patrimonio e le persone, ribadiamo l’appello alla “Conversione”, a seguito di un momento di riflessione, sulla propria vita, che li porti ad abbandonare ogni azione atta ad offendere, per vivere nell’onestà e nella verità. Ogni battezzato, componente della comunità, senta la responsabilità di agire a livello personale, familiare e comunitario secondo il comandamento nuovo che ci ha lasciato il Signore: “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi” (Gv 13,34). Ci auguriamo che ognuno abbia la convinzione e la percezione della nostra vicinanza e della nostra solidarietà per un cammino di rinnovamento spirituale e sociale».

foto: sito del comune di Licata

 

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