Covid 19, Cartello Sociale: “Se non avremo risposte ci presenteremo ai cancelli dell’ASP chiamando al nostro fianco i sindaci”

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In data 21 marzo 2020, il Cartello Sociale della provincia di Agrigento, composto dall’ Ufficio di Pastorale Sociale dell’Arcidiocesi e dalle Segreterie provinciali di CGIL, CISL e UIL, ha diramato un comunicato stampa  in merito all’ emergenza corona virus: “diciamo subito – dicono i componenti del Cartello –  che non è il momento di fare polemiche né recriminazioni, non c’è bisogno di creare allarmismi. Se è vero tutto questo è anche vero che ormai i virologi ci hanno spiegato che nessuno è immune ed è diventato un problema mondiale. Sono passati mesi dalla prima notizia della presenza del virus in Cina; è passato un mese esatto dalla morte del primo cittadino italiano nell’ospedale di Padova e i contagi erano tanti da farci capire subito la gravità del problema in Italia. In sostanza – continuano –  abbiamo avuto tutto il tempo per capire che  gli ospedali del nord erano in grande affanno e che, se la stessa situazione si presentasse  nella nostra provincia(come  l’arrivo di migliaia di cittadini rientrati dal nord  lascia presagire), il servizio sanitario  agrigentino non reggerà. Proprio per questo motivo – dicono – , nei giorni scorsi abbiamo lanciato un grido di allarme per l’assoluto silenzio, quantomeno rispetto ai provvedimenti adottati sia da parte dell’Azienda sanitaria agrigentina che dal Governo regionale. Abbiamo denunciato – continuano –  l’assoluta impreparazione della sanità agrigentina nel far fronte a questa prospettiva disastrosa, scaturita da una politica di tagli ventennali ai posti letti e al personale, così da trovarsi impreparati a garantire i dispositivi di protezione  individuali ai lavoratori, con posti letto e posti di terapia intensiva appena, e non sempre, sufficienti a garantire una sanità decente in tempi di non pandemia, senza un reparto infettivo e senza specialisti in materia. Tutto normale? No! Se la politica nazionale e regionale cieca ha portato a tutto questo, circa tre mesi fa, certamente dai primi giorni del mese di febbraio, coloro che sono deputati a garantire la saluta ai cittadini avrebbero dovuto, anche per obbligo morale, porre rimedio a queste decennali mancanze. Solo due giorni fa una nota della direzione dell’Asp ha emanato una direttiva per l’attivazione di n. 8 posti letto COVID-19 sparsi nei 4 ospedali agrigentini. Solo due giorni fa è stata abbozzata su carta una proposta di individuazione di aree e percorsi per la gestione di pz covid+ nell’Ospedale San Giovanni di Dio. Con tale relazione si suggerisce che “andranno ricercate figure specialistiche (infettivologi e pneumologi) da poter inserire nei reparti; ove non fosse possibile sarebbe auspicabile istituire canali di comunicazione facilitati per consulenza a distanza; considerare la disponibilità in grande quantità di tutti i dispositivi: Pompe Infusionali, Ecografi, Ventilatori, presidi per la ventilazione invasiva, apparecchi radiografici portatili, ; in particolare – aggiungono – si doti l’ospedale del reparto di malattie infettive e tropicali. Naturalmente – notano –  molti reparti subirebbero un forte ridimensionamento per l’attività ordinaria; quindi ci dobbiamo augurare che non ci siano più parti, ictus ecc. . Se la situazione non fosse drammaticamente grave, ci verrebbe da ridere. Abbiamo avanzato proposte, abbiamo denunciato limiti e deficienze: adesso vogliamo semplicemente richiamare alle proprie responsabilità per il disastro a cui rischiano di condannare i cittadini agrigentini, la classe dirigente deputata alla soluzione del problema. Una cosa ci è chiara: se non avremo immediate risposte con scelte precise tendenti a preparare un’adeguata cura ai cittadini che risulteranno positivi al corona virus, ci presenteremo – concludono –  davanti i cancelli dell’Azienda Provinciale Sanitaria chiamando al nostro fianco tutti i sindaci, che in questi giorni sono in trincea nel fare fronte comune per il rispetto dei divieti, nel fronteggiare la grave crisi economica che impatta sulle famiglie e alcuni a fare anche ulteriori sforzi, sospendendo il pagamento dei tributi locali”.

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