Lo stemma episcopale di mons. Baldassarre Reina, corredo esplicativo

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Mons. Baldo Reina, come ogni nuovo vescovo, nel solco di una radicata tradizione simbolica della Chiesa, ha provveduto alla creazione di un proprio stemma episcopale che,  generalmente costruito sulle regole e i simboli dell’araldica, è un linguaggio per comunicare attraverso immagini e segni, messaggi ideali o per esprimere aspetti della propria vocazione e ministero, e, nel contempo, il necessario suggello di atti amministrativi o documenti pastorali che la carica vescovile richiede.
Di seguito pubblichiamo il corredo esplicativo dello stemma episcopale di mons. Baldassarre Reina  a cura di don Antonio Pompili, vicepresidente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano, Membro associato dell’Accademia Internazionale di Genealogia e Membro associato dell’Accademia Internazionale di Araldica .

Blasone

D’argento, alla croce diminuita di tanè, attraversata sul cuore da un’ostia bianca caricata del Trigramma IHS di nero e accompagnata da due spighe di grano al naturale, fondate sulla punta e poste a ventaglio con il suo asse verticale; cappato d’azzurro, a destra un libro aperto d’argento, a sinistra una lettera maiuscola M dello stesso, sormontante il mare fasciato ondato dell’ultimo e del campo.
Lo scudo accollato alla croce astile trifogliata, d’oro, gemmata di 5 pezzi di rosso, e timbrato da un cappello prelatizio di verde con 6 fiocchi per lato dello stesso.
Motto: CARITAS PATIENS EST 
Spiegazione simbolico-teologica
La centralità nello stemma è della croce che richiama in modo diretto e inequivocabile il sacrificio salvifico di Cristo. Questa è accompagnata in punta da due spighe, che oltre al riferimento eucaristico, reso ancor più chiaramente dalla figura dell’ostia, rimandano alle origini del titolare, a suo padre e all’amore di questi per la terra e la coltivazione dei suoi frutti, concetto che del resto è carico di risonanze bibliche. Da parte sua l’ostia posta al centro della croce indica la centralità dell’Eucaristia, come nutrimento e guida, nella vita della Chiesa, del singolo credente e nel ministero sacerdotale del titolare, centralità che certamente risulterà vera e vitale anche nel ministero episcopale. L’argento che fa da sfondo all’insieme simbolico-raffigurativo richiama, per la trasparente luminosità che lo caratterizza, la Rivelazione che, nella croce trova il suo centro e il suo compimento. La Rivelazione raggiunge i credenti per mezzo delle Sacre Scritture, ciò che è significato dal libro aperto, il quale fa riferimento anche all’attività didattica di Mons. Reina come docente di scienze bibliche. Donna della Parola, che ha accolto nel suo grembo il Verbo di Dio fattosi carne irradiandolo nel mondo, la Vergine Maria – richiamata nello stemma dalla sua iniziale – è il modello di ogni evangelizzatore. La lettera del nome di Maria, che peraltro è il nome della madre del titolare, si trova a sormontare il mare, realizzato nella caratteristica forma stilizzata di un fasciato ondato molto comune in araldica, per richiamare la sua terra di origine, l’agrigentino. Queste figure campeggiano sull’azzurro, smalto tipicamente mariano, ma anche ideale per richiamare le profondità del mare e allo stesso tempo la vastità del cielo, di conseguenza, la santità meta ultima di ogni credente che ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica, e misura alta della vita cristiana.
Il motto corrisponde alla traduzione latina dell’inizio del versetto 4 del capitolo tredicesimo della prima lettera di San Paolo ai Corinzi. Di fatto si tratta dell’inizio del vero e proprio elogio dell’agap?, dell’amore perfetto che venendo da Dio raggiunge i credenti, chiamati da Dio stesso ad amarsi con lo stesso amore. La prima delle diverse qualità indicate da San Paolo per indicare l’ideale cristiano, modellato sull’agire di Dio e rivelato da Gesù Cristo, è espressa dal verbo greco makrozymein, (“essere magnanimo”) che, insieme a quello indicato successivamente, chr?steuesthai (“essere benevolo”) esprime l’amore nella sua essenza. La magnanimità caratterizza insieme alla benevolenza il frutto dello Spirito che è amore (Gal 5,22) e costituisce l’atteggiamento degli Apostoli nel loro presentarsi a tutti come servitori di Dio (2Cor 6,6). Un motto che dunque rappresenta un’ideale al quale Mons. Reina desidera ispirare il suo ministero episcopale.
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