Prefettura, firmato il Patto “Licata Sicura”, mons. Damiano:”purificare le relazioni”

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Il momento della sottoscrizione del Patto (C.P.)

Questa mattina, mercoledì 13 ottobre 2021, nell’ambito delle iniziative finalizzate all’attuazione delle politiche di sicurezza urbana, presso la Prefettura di Agrigento,  è stato sottoscritto dal Prefetto Maria Rita Cocciufa e dal sindaco di Licata, Giuseppe Galanti, il patto per la Sicurezza Urbana “Licata sicura “. Alla sottoscrizione, hanno presenziato i rappresentanti provinciali delle Forze dell’Ordine, l’Arcivescovo, mons. Alessandro Damiano e un Rappresentate dell’Ufficio Scolastico Provinciale. Il documento pattizio sancisce l’impegno di Prefettura e  Comune a promuovere “azioni integrate” volte al miglioramento della sicurezza pubblica e della sicurezza urbana nel territorio di Licata “il cui tessuto sociale – si legge in una nota dell’Ufficio territoriale del Governo –   nonostante la presenza di rilevanti attività economiche, è caratterizzato da forti criticità sia per la presenza di un elevato tasso di disoccupazione che per la pervasiva azione della criminalità organizzata, fortemente radicata nel territorio. Si tratta di uno strumento che prevede una intensa collaborazione tra Stato e Comune per il conseguimento di obiettivi e finalità che mirano ad intercettare fenomeni di deviazione, situazioni di disagio sociale, degrado, aree di criticità, emergenze e istanze del territorio ed individuare azioni condivise anche per migliorare la partecipazione dei cittadini”.

Il patto, tra l’altro,  mira a migliorare il raccordo tra le forze di Polizia e Polizia locale. È prevista, inoltre, la costituzione di una “Cabina di Regia” , coordinata da un Delegato del Prefetto, della quale faranno parte i rappresentanti delle Forze di Polizia e il Comandante della Polizia Locale, oltre ad eventuali altri referenti indicati in funzione dei temi trattati. Alle riunioni della Cabina di Regia, potranno inoltre partecipare rappresentanti della Curia Arcivescovile, dell’Ufficio Scolastico al fine di avviare iniziative nell’ambito della “sicurezza partecipata” e promuovere un maggiore coinvolgimento dei cittadini e stimolare una presenza attiva sul territorio.

L’Arcivescovo nel suo intervento ha parlato di un processo che si avvia auspicando che diventi anche un percorso di purificazione delle relazioni per marginalizzare sempre di più la violenza e fare emergere quel buono che c’è in ogni uomo. È un buono – ha proseguito – che avvolte è smarrito e seppellito. Credo, ha detto, che l’interazione delle istituzioni presenti, ognuno per i ruoli propri, di prevenzione e repressione, possa creare una situazione virtuosa a Licata. La parte che può fare la comunità ecclesiale – ha proseguito – riguarda certamente la sfera della prevenzione e quella di avviare processi educativi chiamando per nome il male. Sarà certamente un processo graduale – ha concluso – ma è importante muovere il primo passo, altrimenti non si va da nessuna parte.

 

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