Risoluzione del contratto con la Girgenti Acque, i sindaci danno via al percorso ma, al netto dei facili entusiasmi che certamente “acchiappano” il consenso, è chiaro a tutti che l’eventuale allontanamento dell’attuale gestore del servizio idrico integrato sarà tutt’altro che semplice.
Il voto, come noto, è arrivato venerdì 27 aprile. L’Assemblea, all’unanimità dei presenti, ha approvato di dare incarico all’avvocato Giuseppe Mazzarella del Foro di Palermo la realizzazione di “un atto di diffida volto a fissare uno o più termini entro i quali il gestore dovrà porre in rimedio alle gravi mancanze che si sono via via riscontrate sia nella gestione dell’acqua (captazione, distribuzione, adduzione) che nella gestione dei reflui (fognatura e depurazione), come pure in ogni altra attività facente parte della predetta convenzione”. Traduzione: prima bisognerà formalmente contestare al privato le inadempienze (che, dicono i sindaci, sono numerose) e poi si dovrà attendere la risposta da parte della società. “Se questa non sarà ritenuta congrua dagli uffici dell’Ambito e dall’Assemblea – ha spiegato il sindaco di Menfi e presidente Ati, Vincenzo Lotà – si procederà con l’avvio del percorso di risoluzione”.
La parola d’ordine è, quindi, “responsabilità”: seguire tutti i passaggi previsti dal contratto con il privato e usare cautela rispetto ad una vicenda che, se non gestita a dovere, rischia di trasformarsi in una “Caporetto” per tutti, a partire dai contribuenti agrigentini. Anche perché l’Ati era stata formalmente avvisata dallo stesso Mazzarella, il quale nel suo primo parere, risalente ad un anno fa, specificava che sarebbe stato possibile muoversi nella direzione della risoluzione per inadempimento “previa attenta valutazione degli inadempimenti e del peso di essi, con giudizio che deve svilupparsi anche in modo comparativo con eventuali propri inadempimenti e che non involge valutazioni in diritto, ma che deve svolgersi in punto di fatto”. A gravare sulla vicenda, come una Spada di Damocle è infatti la mancata consegna delle reti idriche da parte dei sindaci “ribelli”, anomalia che anche una commissione ispettiva nominata lo scorso anno dall’Assessorato regionale ai Rifiuti aveva rilevato indicandola come la causa di un eccessivo approvvigionamento dal sovrambito e quindi un aumento enorme del costo dell’acqua acquistata.
Di questo i sindaci sono tutti consapevoli, e per questo, al netto degli annunci, ci si sta muovendo con una cautela assoluta, onde evitare cause per risarcimento del danno da diversi milioni di euro, seguendo del resto quanto già tracciato dalla convenzione in merito alla procedura di risoluzione (unica ipotesi ritenuta parzialmente percorribile dal legale).
Leggendo questo atto molte cose saltano all’occhio. Innanzitutto vi è scritto che “il concedente potrà invitare il Gestore… a porre rimedio alle inadempienze entro un congruo termine, comunque non inferiore a 15 giorni nei seguenti casi: ripetute e gravi deficienze nella gestione del servizio; ripetute gravi inadempienze ai disposti del presente atto; inottemperanze agli articoli della convenzione.” Tra queste, la mancata comunicazione dei dati del servizio, il mancato pagamento del canone di concessione eccetera. “Decorso inutilmente il termine – dice ancora la convenzione -, il contratto è risolto di diritto, fermo restando l’obbligo del gestore di proseguire la gestione fino all’aggiudicazione del servizio al nuovo gestore, a seguito dell’espletamento di una nuova gara”. E quest’ultimo passaggio ci dice chiaramente 2 cose: la prima è che Girgenti Acque, come già sta facendo con i depuratori, continuerà a gestire. La seconda è che non sembrano esserci margini per una gestione “pubblica”, da molti sbandierata, dato che la convenzione scrive chiaramente che si dovrà procedere ad un nuovo appalto al quale, ha precisato nei giorni scorsi in una intervista il presidente Marco Campione, potrebbe essere interessata a partecipare la Girgenti Acque, sempre che la società non decida di vendere le proprie quote azionarie ad una non meglio precisata società straniera che però potrebbe quasi certamente essere quella “Veolià” che è oggi proprietaria per il 75% di SiciliAcque.
Per cercare di uscire da qualsiasi potenziale auto-intrappolamento, l’obiettivo primario è individuare l’esistenza delle clausole di risoluzione automatica, le cosiddette “pistole fumanti” alle quali, a bassa voce, si tende per tentare di limitare in modo significativo gli eventuali contraccolpi.
Tra queste, dice sempre la convenzione, il fatto che “il gestore ceda o subconceda parzialmente o totalmente il servizio idrico integrato”, che “il gestore non dia comunicazione al concedente delle variazione della compagine sociale, in violazione dell’articolo 21 della convenzione” e su questo sembra si voglia tentare la sortita, contestando la “scalata” di Campione al gruppo, e che “si interrompa per colpa o dolo del gestore il servizio di acquedotto o quello di smaltimento e depurazione delle acque per una durata superiore ai tre giorni consecutivi per una parte significativa del territorio”. Anche quest’ultimo punto è parecchio “accarezzato” dai sindaci, per quanto finora la Girgenti Acque si sia difesa sostenendo che ogni stop alla fornitura, ad esempio, sia dovuto a problemi del subambito o di altri consorzi.
Ad ogni modo, va in ultimo precisato, che la clausola compromissoria della convenzione obbliga il gestore “qualsiasi controversia dovesse insorgere tra i concedente e il gestore… a non sospendere le obbligazioni assunte”. Subito “acqua pubblica”? Suvvia, cerchiamo di restare con i piedi per terra.

















