Basilica Immacolata: Il Papa concede Anno Giubilare Mariano. Montenegro: no, ad una fede fatta di cose!

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Domenica 8 dicembre 2019, l’arcivescovo di Agrigento, card. Francesco Montenegro, ha presieduto – alla presenza dei fedeli agrigentini, della Confraternita dell’ Immacolata, delle massime autorità civili e militari della città e provincia di Agrigento –  il Pontificale in occasione della Solennità della Immacolata Concezione. Dopo il tradizionale omaggio floreale da parte dei Vigili del Fuoco (vedi) all’inizio del Pontificale è stata data lettura del decreto con il quale Papa Francesco concede alla Basilica dell’Immacolata un Anno Giubilare Mariano. (Vedi)

“Fratelli e sorelle carissimi – ha annunciato il diacono –  in data 19 maggio 2020 ricorrerà l’80° Anniversario dell’incoronazione della statua dell’Immacolata da parte del Capitolo Vaticano, effettuata nel 1940 dal Card. Lavitrano nella nostra Chiesa Cattedrale, invocata come Regina della Diocesi di Agrigento. Il Consiglio Pastorale Parrocchiale, riunitosi lo scorso 29 ottobre proponeva e consegnava la richiesta di un Anno Mariano al nostro Padre Vescovo Francesco. Egli, avendo accolto con gioia tale proposta, il 3 novembre, memoria di S. Libertino,  primo vescovo di Agrigento, la inoltrava alla Penitenzieria Apostolica.

Il Santo Padre, al fine di promuovere il rinnovamento spirituale dei fedeli ed incrementare la vita di grazia, il 14 novembre scorso ha concesso alla nostra Basilica uno speciale “Anno Giubilare Mariano” da oggi, 8 dicembre 2019, fino al giorno 8 dicembre 2020 (vedi decreto sotto) . 

Pertanto, i fedeli durante tutto l’anno, visitando la Basilica in Agrigento in forma di pellegrinaggio e dinanzi l’Immagine incoronata Regina di Agrigento, partecipando ai sacri riti, o almeno pregando umilmente Dio per intercessione di Maria per un congruo spazio di tempo per la fedeltà del popolo di Agrigento alla vocazione cristiana, per impetrare le vocazioni sacerdotali e religiose e per difendere l’istituto dell’umana famiglia, concludendo con il Padre nostro, il Credo e un’invocazione alla Beata Maria Vergine (Ave o Maria… o altra preghiera), potranno lucrare l’Indulgenza plenaria alle solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice), applicabile in forma di suffragio anche ai fedeli defunti. Gli anziani, gli infermi, e tutti coloro i quali per legittima causa non possono uscire di casa, potranno parimenti conseguire l’Indulgenza Plenaria, se con totale detestazione di qualunque peccato e con l’intenzione di osservare, non appena sarà possibile, le tre consuete condizioni, reciteranno, di fronte ad una piccola immagine della Patrona Celeste, le preghiere sopra prescritte, offrendo i propri dolori e le sofferenze della propria vita al Signore per intercessione di Maria. Parimenti il giorno 19 maggio 2020, partecipando alla processione presso la Cattedrale e alla Celebrazione Eucaristica, i fedeli potranno lucrare l’Indulgenza plenaria alle solite condizioni; gli infermi, invece, e tutti coloro che sono impossibilitati a partecipare fisicamente a condizione che abbiano seguito con devota attenzione lo svolgimento degli stessi sacri riti mentre venivano trasmessi dalla televisione o dalla radio, potranno lucrare, a norma del diritto, l’Indulgenza plenaria. La Penitenzieria esorta vivamente il Rettore della Basilica insieme ai sacerdoti provvisti delle opportune facoltà per ascoltare le confessioni, ad offrirsi con animo disponibile e generoso alla celebrazione del sacramento della Penitenza e amministrino frequentemente la Santa Comunione agli infermi. Il Decreto ha validità per il Giubilare Anno Mariano Agrigentino e sarà affisso all’ingresso della Basilica, affinché chi la visiti  possa beneficiare dei tesori spirituali disposti dal Sommo Pontefice per questo “Anno Giubilare Mariano” straordinario”. L’Annuncio è stato colto, dai numerosi fedeli presenti in Basilica,  con grande gioia

Nell’omelia (vedi), l’Arcivescovo, commentando il vangelo della Annunciazione e parlando della Beata Vergine Maria ha detto:  “Maria è una donna riuscita!… La sua vita non è stata straordinaria ma uguale a quella delle sue contemporanee: badava alla casa, cercava lavoro per Giuseppe e Gesù, si riforniva d’acqua e teneva acceso il fuoco. Coltivava l’orto o andava a lavorare nei campi, cucinava seguendo le prescrizioni della legge, si occupava dei vestiti…  La sua è stata una vita semplice resa straordinaria dal fatto di essere piena di Dio e aperta agli uomini. Ciò che il Vangelo ritiene essenziale per chi crede in Dio – ha proseguito –  lo ritroviamo in Maria. È stata sempre in ascolto di Dio che parla nella Parola scritta, nella storia, negli uomini, e, tra questi, in primo luogo, negli umili e i poveri…  Il suo sì – ha detto – è di esempio per noi. E citando Papa Francesco ha proseguito: “Dio ci sorprende sempre, rompe i nostri schemi, mette in crisi i nostri progetti, – e ci dice: fidati di me, non avere paura, lasciati sorprendere, esci da te stesso e seguimi! “… “Maria – ha detto don Franco –  ci dà da pensare. Tanti oggi si dicono cristiani, ma probabilmente lo dicono dimenticando cosa significhi esserlo. Si accontentano di una qualche conoscenza di Cristo, di qualche frase del Vangelo conosciuto da piccoli, qualche frase che si ripete come fosse un proverbio, qualche elemosina ai poveri. Questa, in verità, più che fede è una forma di indifferenza religiosa, tinta di parole e di figure prese in prestito dal Vangelo, che serve solo a sentirsi la coscienza a posto; tanto da aver ridotto Gesù al ruolo di factotum, di guaritore, di 113, dimenticando che lui è il maestro. Il cristianesimo, invece, è vivere secondo quanto Gesù insegna. La nostra – ha proseguito –  sta diventando sempre più una fede fatta di cose, di immagini e di riti, di strutture senz’anima e senza vangelo legate a un passato e a una religione che trascina abitudini che non dicono nulla soprattutto ai giovani d’oggi. Non è questo – ha affermato –  il vero volto della fede cristiana. Il cristiano, se sta alla scuola di Dio, ne ascolta la parola che, sola, aiuta a leggere e giudicare la vita e ad andare incontro al nuovo, senza però dimenticare ciò che è stato importante nel passato. L’amore non si alimenta di nostalgia, quando c’è, genera stupore. Gesù stesso dice che il vero discepolo «è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie» (Mt 13,52)… Lasciamoci – ha detto ai presenti –  sedurre da Gesù (cf Ger 20,7) e non vergogniamoci di essere considerati suoi amici. Il cristiano è una persona mai soddisfatta, bruciata dall’amore per Gesù, che non si preoccupa di seguire le mode, di giudicare secondo la mentalità generale del ‘lo faccio perché lo fanno tutti’, che non si lascia ingannare da proposte ed esempi che promettono successo e benessere e sono presentate come mete da raggiungere a ogni costo, altrimenti viene a mancare la felicità. Gesù è la nostra gioia. È lui che conta sopra tutto e sopra tutti. Il cristiano inserito nella storia quotidiana è desideroso di costruire un mondo più giusto e più buono, ha il coraggio non solo di fare scelte non abituali, ma di proporle agli altri. È misericordioso, apre il cuore a ogni forma di miseria e condivide la sofferenza di quanti sono succubi a scelte, spesso assassine, che regalano solo un vuoto di valori e di ideali. Avvicina le persone più deboli e povere, anche se di colore della pelle diverso dalla nostra, senza giudicarle o condannarle, e regala anche a loro la sua amicizia. Di fronte alla storia quotidiana – ha detto, esortando i presenti –  sentiamoci «mobilitati» a fare di tutto perché le cose cambino. Non fingiamo di non vedere e di non sapere. Il cristiano non può scegliere dove andare, perché Gesù già dal giorno del battesimo gli ha indicato quale è la direzione del suo cammino. Ci vuole tutti – ha proseguito –  impegnati contro l’egoismo che divora dentro; contro la mentalità fatta di aggressività, di diritti dimenticati e di dignità da difendere; contro la pigrizia che per nascondere la verità chiamiamo prudenza; contro l’abdicazione alle proprie responsabilità; contro lo scoraggiamento che porta alla rinuncia e alla fuga; contro il calcolo che fa perdere valore al proprio dono di amore. Se ci pensiamo bene, sono queste le condizioni perché la città, ogni città, la nostra Agrigento, sia vivibile e a misura d’uomo: essere buoni cristiani per essere buoni cittadini. È la via certa per scoprire la bellezza. Maria – ha concluso –  ci insegna che essere cristiani significa essere sempre impegnati a dare il meglio di noi stessi. È un cammino lungo e difficile; in un mondo sempre più pieno di personaggi anonimi, che si accontentano di trascinare la vita e non sono interessati a scoprirne il senso, San Paolo dice: «Come avete ricevuto il Cristo… in lui vivete, radicati in lui e costruendo su di lui e rafforzandovi nella fede» (Col 2, 6-7). È un cammino che ci chiede di andare controcorrente, ma è l’unico che ci ridà la bellezza e la gioia di essere uomini e ci restituisce la preziosità di quei capolavori che Dio ha voluto che noi fossimo quando ci ha donato la vita. Così come avvenne per Maria, la tutta bella!”

Al termine della messa l’Arcivescovo, inoltre, ha consegnato,  al maresciallo Giuseppe Gelo,  una onorificenza. (vedi foto)

(foto Sandro Catanese)

 

 

 

 

Vai al Video del Pontificale  (di Carmelo Petrone)

 

 

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